venerdì 9 agosto 2019

Emigrazione risorgimentale

Durante il Risorgimento l’emigrazione divenne, per la prima volta, un fenomeno su vasta scala che interessò masse di popolazione, legandosi inevitabilmente alla questione economica.
Dopo l’Unità il numero medio di emigranti per anno superò le 150.000 unità (contro le 30.000 dei primi decenni dell’ottocento).
L’emigrazione pre-unitaria, invece, riguardava soprattutto italiani esiliati per la libertà e la “giusta causa”, in attesa di un ritorno in un’Italia unita ed indipendente.
Gli esuli politici del 1821, vittime della cieca intransigenza della reazione dei vari regnanti, trovarono nei paesi di destinazione molto altri italiani emigrati in precedenza. Iniziarono così a tessere reti di relazioni amicali e familiari, che andarono a sostituirsi agli equilibri spezzati con la terra d’origine, dando vita a nuovi legami fondati principalmente sul senso di patria e sulla solidarietà, per una condizione comune. Si trattava di studenti, militari, artigiani, mercanti, artisti, uomini e donne di diversa formazione culturale (illuministi, romantici, credenti) e politica (soprattutto ex-giacobini, socialisti-utopisti).
alcuni di loro, si pensi ad esempio Mazzini, grazie all'influsso delle idee conosciute in altri paesi europei, contribuirono con libri e articoli, destinati a intellettuali e semplici cittadini rimasti in Italia, alla formazione dell’ideale di un’Italia unita.
inizialmente temporanea, caratterizzata da partenze annuali a carattere stagionale o annuale, con destinazione Francia, Belgio e Germania, l’emigrazione italiana risorgimentale divenne in seguito permanente e interessò i paesi transoceanici (Stati uniti, Canada, America Latina, Australia).

martedì 6 agosto 2019

Mangiare il cibo*


Fare un pasto in consapevolezza è una pratica importante. Spegniamo il televisore, posiamo il giornale e lavoriamo insieme, per cinque o dieci minuti, apparecchiando e sbrigando le ultime faccende. In questi pochi minuti, possiamo essere molto felici. Quando il cibo è in tavola e tutti sono seduti, guardiamo il cibo nel piatto, in modo da farlo diventare reale. Questo cibo parla del nostro legame con la terra. Ogni boccone contiene la vita del sole e della terra. La misura in cui il cibo ci parla dipende da noi. In un pezzo di pane possiamo vedere e gustare l’intero universo!
Contemplare il nostro cibo per pochi secondi prima di mangiarlo, e mangiarlo con consapevolezza, può procurarci molta felicità. Sedersi con la nostra famiglia e con gli amici a gustare del buon cibo è un’opportunità preziosa, qualcosa che non tutti possono avere. Molte persone nel mondo soffrono la fame. Quando tengo in mano una ciotola di riso o un pezzo di pane, so che sono fortunato e provo compassione per coloro che non hanno nulla da mangiare e sono senza amici o senza famiglia.
Durante i pasti, per aiutare la consapevolezza può essere utile mangiare in silenzio di tanto in tanto. Forse il primo pasto silenzioso vi farà sentire un po’ a disagio, ma quando vi sarete abituati, vi accorgerete che i pasti in silenzio procurano molta pace e felicità. Così come spegniamo il televisore prima di mangiare, possiamo spegnere la conversazione per gustare il cibo e la reciproca compagnia.
Non raccomando di mangiare in silenzio tutti i giorni. Conversare può essere un modo splendido di stare insieme in consapevolezza. Ma c’è conversazione e conversazione.

mercoledì 31 luglio 2019

La memoria

La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace.
E' certo che l'esercizio mantiene il ricordo fresco e vivo, allo stesso modo come si mantiene efficiente un muscolo che viene spesso esercitato; ma è anche vero che un ricordo troppo spesso evocato ed espresso in forma di racconto, tende a fissarsi in un stereotipo, in una forma collaudata dell'esperienza, cristallizzata, perfezionata, adorna che si installa al posto del ricordo greggio e cresce a sue spese. E’ generalmente difficile negare di aver commesso una data azione o che quest’azione sia stata commessa; è invece facilissimo alterare le motivazioni che ci hanno condotto a un’azione e le passioni  che in noi hanno accompagnato l’azione stessa. Questa è materia molto fluida, soggetta a deformarsi sotto forze anche molto deboli,  alle domande «perché lo hai fatto? » o «cosa pensavi facendolo? » non esistono risposte attendibili, perché gli stati d’animo sono labili per natura e ancora più labile è la loro memoria.