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martedì 10 dicembre 2019

Fuori dai ruoli: le donne

Nelle manifestazioni, sulle barricate, a fianco delle truppe regolari del Risorgimento ci furono non solo uomini ma anche donne.
Quello delle donne fu uno dei più significativi esempi di partecipazione all'azione pubblica politica nella storia italiana. Tuttavia esse non riuscirono ad avere un ruolo riconosciuto socialmente, sempre circondate com'erano da critiche, dissensi, e sarcasmi maschili. Escluse dall'esercizio di molte professioni e dalla maggior parte dei ruoli istituzionali, le donne dell’Ottocento svolsero comunque una vasta gamma di attività di grande rilievo: dall'ostetricia all'insegnamento, dalla filantropia all'assistenza ai malati. In epoca di guerre continue, le donne furono spesso protagoniste dell’assistenza ai feriti, della raccolta di risorse a sostegno delle imprese militari, della gestione dei contatti con i detenuti politici. In altri casi, le donne intrapresero attività tradizionalmente maschili., dal giornalismo politico alla partecipazione ai combattimenti, mostrando che i confini tra i ruoli sessuali potevano essere valicati.

venerdì 6 dicembre 2019

Ada Prospero Gobetti Marchesini

Ada Prospero è sicuramente più nota con il nome del celebre primo marito, Piero Gobetti. Ma la sua personalità forte e ricca risulterebbe certo sminuita se la considerassimo solo come “moglie di”: come vedremo brevemente, fu una donna di grande valore, in molti campi.
Nacque a Torino il 23 luglio 1902 da Giacomo Prospero, cittadino svizzero, da anni in città, e da Olimpia Biacchi, di una famiglia di Bihac, in Bosnia, trapiantata a Torino a fine Ottocento. Il padre gestiva un negozio di primizie in via XX Settembre 60 ed era fornitore della casa reale. Frequentò il liceo classico Cavour nella vecchia sede di via Piave, poi si iscrisse alla facoltà di Lettere e Filosofia.
Nel 1918 fu contattata da Piero Gobetti, che viveva nello stesso palazzo dove i genitori gestivano una drogheria, perché questi aveva intenzione di fondare la sua prima rivista, “Energie Nove”, e cercava collaboratori e lettori interessati. Con quella prima lettera del 14 settembre iniziò un legame strettissimo, di sentimenti ma soprattutto di sentire comune. Insieme iniziarono a studiare il russo e tradussero Andrejev e Kuprin; discutevano di filosofia, di critica letteraria, dell’amato leopardi. Lei, amante della musica, si avvicinò sempre di più alla filosofia e alla politica; cercava spazi di autonomia con quel ragazzo dalla fortissima personalità, ne era assorbita, si riconosceva come complementare a lui.

giovedì 5 dicembre 2019

La vita è una semplice piuma

Spesso non ci rendiamo conto dell’importanza della parola: ci sono parole che scaldano il cuore, quelle che a volte neanche si dicono ma si percepiscono con i gesti. Ci sono parole non dette, chiarimenti mancati, pozzi bui nel cuore che se non detti diventano scintille di un vulcano. Ci sono parole dette per circostanza, ma non sentite, quelle parole inutili che sarebbe meglio non dire se non sentite davvero. Non avere mai paura di parlare, di dire ciò che hai dentro. Abbiamo una sola vita che non ci torna più indietro. Diciamo, chiariamo, senza offese o violenze naturalmente, ma parliamo perché se abbiamo avuto questo dono, esso non deve essere sprecato. Una parola non detta è come uno schiaffo alla vita e a noi stessi [...]

lunedì 2 dicembre 2019

Il senso di colpa

Assieme alla paura è il cancro emotivo più diffuso nella razza umana, e fino a quando non ce ne sbarazzeremo, non potrà esserci più autostima e guarigione di noi stessi o della terra.
Perché ci sentiamo colpevoli? Perché la società, programma da “valori” ereditati, ci bombarda con un’infinità di cose per cui sentirsi colpevoli. Capite, è questo il punto. Molti dei limiti che definiscono un comportamento umano “accettabile” non sono nemmeno stati decisi dalle generazioni che li subiscono: sono stati ereditari. I valori della società in un dato periodo hanno ben poco e spesso niente a che fare con i valori del giusto e sbagliato, ma sono soltanto il concetto che quella società ha di cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, con un concetto spesso ereditato dal passato. Ad esempio una volta l’idea della schiavitù era accettata dalla nostra società, ma questo ha fatto forse della schiavitù un qualcosa di giusto? Naturalmente no, era un abominio. Gran parte di ciò che viene accettato nel mondo sarebbe rifiutato o ridicolarizzato se fosse istituito oggi per la prima volta.

giovedì 28 novembre 2019

Il melodramma

Durante il Risorgimento, l’italianità e il melodramma si manifestarono in un connubio  che divenne noto in tutto il mondo. Il fenomeno operistico, che esaltava quella musicalità considerata tipica della lingua italiana, assunse un ruolo ancor maggiore che in passato, legandosi ad elementi di cultura nazional-popolare, che si diffusero con una tale rapidità da lasciare sbalorditi tutti gli osservatori stranieri. Più che il teatro, la poesia o la prosa del romanzo, i melodramma, durante il Risorgimento, come Mazzini aveva subito intuito, acquisiva una importante efficacia politica, proprio per la sua immediatezza sentimentale, che mescolava l’amore con la patria, la famiglia con la sofferenza per l’esilio, la ribellione giovanile e la guerra.
Il motto “Viva Verdi” (acrostico per “Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia”) simboleggia bene l’enorme influenza che ebbe il melodramma nelle cruciali fasi del Risorgimento italiano come mezzo propagandistico.

giovedì 21 novembre 2019

Lo yoga e l'occidente (III parte)

Tacerò sul significato che ha lo yoga in India, non presumendo di poter pronunciare un giudizio su ciò che non conosco per esperienza personale, ma posso dire qualcosa sul significato che ha lo yoga in occidente. Da noi la mancanza di una regola è tale da confinare con l’anarchia psichica; perciò ogni pratica religiosa o filosofica promette una disciplina psicologica, cioè un metodo d’igiene psichica. I numerosi esercizi yoga esclusivamente fisici rappresentano anche un’igiene fisiologica molto superiore alla solita ginnastica e agli esercizi di respirazione, in quanto non è soltanto scientifico-meccanica, ma anche filosofica. Attraverso gli esercizi, essa nette il corpo in contatto con l’interezza dello spirito, come risulta dagli esercizi del pranayama in cui il prana è al tempo stesso il respiro e l’universale dinamica del cosmo. Quando l’azione del singolo è contemporaneamente un evento cosmico, l’emozione fisica (innervazione) si collega con quella spirituale (idea universale). Ne deriva una vivente interezza che nessuna tecnica, per quanto scientifica sia, potrà mai produrre. La pratica dello yoga è impensabile e sarebbe anche inefficace senza le idee dello yoga, e coinvolge a un punto raro ciò che è del corpo e ciò che è dello spirito.

lunedì 11 novembre 2019

Mailand di Nicola Pezzoli

Il web è decisamente interessante.
Per mia fortuna, ultimamente trovo gente più che piacevole, direi costruttiva.
Uno è Nicola Pezzoli. Non ricordo come sono arrivata a lui, gestisce un blog, ho iniziato a leggerlo, qualche volta l’ho commentato e così ho scoperto che è pure uno scrittore. Ho “recensito” un suo libro, Chiudi gli occhi e guarda, e oggi vi voglio parlare di un altro suo scritto intitolato semplicemente
Mailand, che confesso candidamente mi è piaciuto più del primo. Mi ricorda i miei anni universitari, i miei anni quasi 80. Quasi perché in quel periodo ero al termine, ma non c’è una grande differenza.
Anche io, come il protagonista del romanzo, non ero molto entusiasta della facoltà che avevo scelto. I docenti lasciavano desiderare, le classi superaffollate…
Anche io, come il protagonista del romanzo, mentre frequentavo, lavoravo, davo ripetizioni private.
Anche io, come il protagonista del romanzo, ero alle mie prime esperienze sessuali. Imbranata come una foca. (Spero che le foche non se ne abbiano a male)

mercoledì 6 novembre 2019

5 passi

Il primo passo nel lavoro con le emozioni è riconoscerle nel momento in cui affiorano: La responsabile di quest’operazione è la consapevolezzaNel caso della paura, ad esempio, si tratta di attivare la consapevolezza, guardare la propria paura e riconoscerla come tale. Sapete che la paura nasce da noi, proprio come la consapevolezza?  Sono entrambe dentro di noi, e non sono in conflitto ma l’una si prende cura dell’altra.
Il secondo passo è diventare tutt’uno con l’emozione. Finché ci sarà la consapevolezza, sarà lei a tenere d’occhio la paura. La pratica fondamentale è alimentare la consapevolezza con la respirazione cosciente, tenerla pronta, forte e vitale.
Finché c’è consapevolezza, non c’è pericolo di affogare nella paura. In realtà, cominciate a trasformarla nel preciso istante in cui date vita alla consapevolezza dentro di voi.
Il terzo passo è calmare l’emozione. Calmate le emozioni con la vostra semplice presenza, come una madre che tiene in braccio il suo bambino che piange. Avvertendo la tenerezza della madre, il bambino si calmerà e smetterà di piangere. La madre è la consapevolezza, nata dalle profondità della vostra coscienza, pronta a prendersi cura della sensazione dolorosa.

domenica 3 novembre 2019

La patria degli italiani

Dopo le prime difficoltà di attuazione, il processo risorgimentale fu rilanciato in modo entusiastico soprattutto da artisti e intellettuali. Essi diedero vita a poesie, romanzi, tragedie, melodrammi, dipinti capaci di imprimere nell'animo dei patrioti il mito della nazione italiana e della storia comune del suo popolo.
Bastano i nomi di Leopardi, Pellico, Manzoni, Verdi a dare l’idea dello spessore morale ed intellettuale di queste illustri personalità. L’idea di una nazione italiana coerente e lineare venne dunque creata, come spesso capita nella storia, da un gruppo di avanguardisti. Filosofi e letterati riorganizzarono il vocabolario politico del Risorgimento, a partire dalla definizione del termine “nazione” e di “patria”, fino alla ricerca insistente di una lingua nazionale unitaria capace di dar vita a una letteratura, una poesia, una drammaturgia di alto livello per tutti gli italiani.

mercoledì 30 ottobre 2019

Risorgimento e Resistenza

L’espressione “nuovo” o “secondo” Risorgimento per definire la Resistenza nacque subito dopo la Liberazione (già nel primo anniversario del 1946 ebbe luogo una mostra dal titolo emblematico Primo e Secondo Risorgimento). Esprimeva, da parte di chi l’aveva proposta, un motivo ideale, non semplicemente una metafora enfatica, patriottica o un entusiasmo tipicamente retorico: stava a significare che il fascismo non era stato una semplice parentesi nella storia italiana e che la Resistenza non era nata improvvisamente e in modo quasi provvidenziale, ma aveva delle precise radici storiche. Era naturale che durante la resistenza, ma anche durante le fasi precedenti dell’antifascismo, si richiamasse l’immagine del risorgimento come termine di paragone per sottolineare l’elevatezza morale e spirituale, l’eroismo di una minoranza rispetto al conformismo della maggioranza.
Nonostante il fascismo si dipingesse come il completamento della “rivoluzione risorgimentale” mancata, alcuni studiosi coevi definirono provocatoriamente il regime fascista come una sorta di anti-Risorgimento. Il Risorgimento non era stato un movimento di popolo, non aveva coinvolto, se non in maniera marginale, vaste masse. Lo stesso era accaduto con la resistenza, opera di minoranze più avanzate, rivoluzionarie e radicali. Poi c’era il riferimento simbolico dei combattenti partigiani agli eroi risorgimentali, in particolare a Garibaldi (con le note brigate che ispirarono poi il fronte popolare del 1848).

domenica 27 ottobre 2019

Lo straniero

Lo straniero ti permette di essere te stesso, facendo di te uno straniero […].
La distanza che ci separa dallo straniero è quella stessa che ci separa da noi
Che questa distanza sia ponte o baratro dipende solo da noi

Enzo Bianchi – L’altro siamo noi

mercoledì 23 ottobre 2019

Lo yoga e l'occidente (II parte)


Tutti questi sistemi si muovono però sul piano religioso e reclutano i loro seguaci in grande maggioranza nel protestantesimo. Sono quindi sette protestanti. Il protestantesimo, sferrando il suo più forte attacco contro l’autorità della Chiesa, scosse soprattutto la fede in essa riposta quale indispensabile mediatrice della divina salvezza. Sull'individuo ricadde quindi naturalmente il peso dell’autorità, unito a una responsabilità religiosa senza precedenti. Il tramonto della confessione e dell’assoluzione acuì il conflitto morale del singolo, gravandolo di una problematica dalla quale la chiesa lo aveva prima sollevato, in quanto i suoi sacramenti, e specialmente il sacrificio della Messa, garantivano la redenzione del singolo attraverso la celebrazione sacra compiuta dal sacerdote. Il singolo doveva contribuirvi soltanto con la confessione, il pentimento e la penitenza. Venendo a mancare la celebrazione, mancò la risposta di Dio al proponimento del singolo. Questa lacuna spiega perché si senta il bisogno di sistemi che promettono quella risposta, cioè il favore visibile o percepibile di un Altro (superiore, spirituale o divino).
La scienza europea non prese in considerazione queste speranze e queste attese e visse la propria vita intellettuale prescindendo da convinzione e necessità religiose, questa scissione, storicamente inevitabile, dello spirito occidentale, si è impadronita anche della dottrina yoga penetrata in occidente, facendola da una parte oggetto di scienza, dall'altra salutandola come via di salvezza. Ma all'interno del movimento religioso esiste una serie di tentativi di unire la scienza alla fede e alla pratica religiosa, quali per esempio la Christian Science, la teosofia e l’antroposofia; quest’ultima specialmente tende a darsi colore scientifico, e perciò è penetrata, come la Christian Science, in ambienti intellettuali.
Dato che i protestanti sono privi di una via predeterminata, a loro va bene, per così dire, qualunque sistema che prometta di evolversi in senso positivo. Essi dovrebbero fare quello che la Chiesa, quale mediatrice, ha sempre fatto, ma non sanno come fare. Se hanno preso sul serio le proprie necessità religiose, hanno anche fatto sforzi indicibili per raggiungere una fede, poiché la loro dottrina riposa esclusivamente sulla fede. Ma la fede è un carisma, una grazia, non un metodo. Questo manca totalmente ai protestanti, non pochi dei quali si sono addirittura seriamente interessati ai cattolicissimi Esercizi di sant’Ignazio di Loyola. Ciò che però li disturba soprattutto è il contrasto fra verità religiosa e verità scientifica, il conflitto tra scienza e fede, che dal protestantesimo si estende fino al cattolicesimo. Questo conflitto esiste unicamente in virtù della scissione storica dello spirito europeo. Se non esistessero da una parte una coercizione, psicologicamente innaturale, a credere, e dall'altra una fede altrettanto innaturale nelle scienze, questo conflitto non avrebbe motivo di essere. Si avrebbe allora una situazione in cui qualcosa si sa semplicemente, e in più si crede quel che sembra probabile per questa e quest’altra ragione. Non c’è comunque motivo di conflitto fra queste due cose, necessarie entrambe, poiché la sola scienza, come la sola fede, non bastano mai.
Perciò se un metodo “religioso” si presenta anche come “scientifico”, può essere certo di trovar un pubblico in occidente. Lo yoga colma quest’attesa. A prescindere interamente dall’attrattiva della novità e dal fascino della cosa comprensibile a metà, esso ha, per validi motivi, molti seguaci, perché non si limita ad aprire la via tanto cercata, ma dà anche una filosofia d’inaudita profondità, e rende possibili esperienze controllabili, soddisfacendo il bisogno scientifico di “fatti”; per di più, con la sua ampiezza e profondità, con la sua età veneranda, la sua dottrina e il suo metodo che abbracciano tutti i campi della vita, promette sviluppi insospettabili che i suoi propagatori hanno raramente tralasciato di sottolineare. [...]
La saggezza orientale di Carl Jung

mercoledì 16 ottobre 2019

La pace nel mondo

Siamo tutti implicati nella pace del mondo. Le armi o le forze armate, in certe circostanze e in certi periodi, possono produrre una relativa pace. Tuttavia, a lungo termine, è impossibile conquistare un’autentica e durevole pace mondiale attraverso lo scontro militare o l’odio e il sospetto.
La pace mondiale va sviluppata attraverso la pace mentale, la reciproca fiducia e il mutuo rispetto.
E, di nuovo, la chiave di volta, è la compassione o la mente altruistica.

Dalai Lama – Trasformare la mente

mercoledì 9 ottobre 2019

Lo yoga e l'occidente (I parte)

L’occidente possiede qualche nozione sullo yoga da meno di un secolo. Da più di duemila anni avevano raggiunto l’Europa ogni sorta di racconti meravigliosi provenienti dalle Indie favolose con i loro saggi e contemplatori del proprio ombelico, ma la filosofia e la prassi filosofica indiana hanno cominciato ad essere veramente conosciute quando sono diventate celebri le Upanisad, rivelate all’occidente dal francese Anquetil du Perron. Dobbiamo tuttavia a Max Muller di Oxford e ai Sacred Books of the East, da lui pubblicati, una conoscenza più generale e più approfondita di queste dottrine, riservata in un primo tempo all’indologo e al filosofo. Presto però il movimento teosofico, promosso da Madame Blavatskij, s’impadronì delle tradizioni orientali e le rivelò al grande pubblico. Da quel momento, la conoscenza dello yoga si mantenne in occidente per molti decenni, sia come rigorosa scienza accademica, sia come qualcosa che si poteva forse chiamare religione benché non si fosse sviluppata fino al punto di divenire una chiesa organizzata, nonostante gli sforzi di una Anne Besant e del fondatore del ramo secessionista antroposofico, Rudolf Steiner, seguace di Madame Blavatskij.

mercoledì 2 ottobre 2019

Donne di Andrea Camilleri

Il nome e la storia di Bianca Lancia non possono non comparire in questo repertorio per una sua brevissima, struggente biografia che credo di aver letta troppi anni fa. Dico credo perché quella biografia, per quanto l'abbia in seguito cercata, non l'ho mai più ritrovata e mi sono anche dimenticato chi ne era l'autore. Non solo ma la storia di Bianca, così come viene raccontata persino in Wikipedia, non corrisponde per niente al mio ricordo. Sicché sono arrivato alla conclusione che quella paginetta biografica sia stata una mia fantasia o addirittura un sogno. La memoria fa di questi scherzi. Comincio dalla vulgata ufficiale. Bianca è figlia di Bonifacio I, conte di Agliano e marchese di Buscavisse. Il fratello di Bonifacio, Manfredi II, è un fedelissimo dell'imperatore Federico II di Svezia e anche suo amico, tanto che l'imperatore lo nominerà nel 1240 Vicario generale dell' impero in Italia e più tardi capitano imperiale di Asti e di Pavia. Quando nel 1225 Federico si sposa per la seconda volta con Jolanda di Brienne (la prima moglie era stata Costanza di Aragona), i Lancia sono invitati ai festeggiamenti. Ed è in questa occasione che Bianca non solo vede per la prima volta Federico, ma se ne innamora perdutamente e ne diviene, ipso facto o quasi, l'amante. La loro relazione durerà a lungo. Bianca gli darà tre figli: Costanza (1230), Manfredi (1232) e Violante (1233). Di amanti, con relativa prole, Federico ne ebbe tante, ma è fuori di dubbio che Bianca fu la prediletta, anche perché madre dell'amatissimo Manfredi. Alla morte nel 1241della terza moglie di Federico, Isabella d'Inghilterra, sposata nel 1235, Bianca ricevette il feudo annesso al fortilizio di Monte Sant'Angelo. Qui, dicono le storie, visse a lungo reclusa a causa della morbosa gelosia di Federico. Il quale, quando cadeva in preda di questi furori possessivi, ricorreva alla segregazione totale dell'amante. Sembra, secondo lo storico Pantaleo e padre Bonaventura da Lama, che avesse fatto così anche quando Bianca era incinta di Manfredi, rinchiudendola nel castello di Gioia del Colle. Dopo il parto Bianca si sarebbe uccisa tagliandosi i seni e inviandoli, assieme al neonato, all'imperatore. Ma allora come avrebbe fatto a concepire Violante da morta? Altri cronisti raccontano che Federico la sposò in segreto verso il 1246 in articolo mortis, essendo Bianca gravemente ammalata. E infatti scrivono che morì pochi giorni dopo il matrimonio. Ma Salimbene de Adam, nella sua cronaca, dà una versione dei fatti molto diversa. Narra che Bianca fosse in ottima salute, che si finse gravemente ammalata al solo scopo di farsi sposare e che addirittura sopravvisse a Federico morto nel 1250. Insomma avrebbe ordito lo stesso inganno di Filumena Marturano nella splendida commedia di eduardo. Però il fatto che Sagnimbene affermi che Bianca sia sopravvissuta a Federico ci porta dritto dritto alla mia storia sognata o letta. Che è questa. Nel 1212 il diciottenne Federico, re di Sicilia ma non ancora imperatore, si reca a Genova per avere l'appoggio marinaro di quella città. Vi resta due mesi e mezzo e ogni tanto va a trovare Manfredi Lancia in un suo castello del Piemonte. È qui che Bianca, poco più che una bambina, lo conosce e se ne innamora. Quando Federico riparte, la bambina giura a se stessa che quello sarà l'uomo della sua vita. Giovinetta ambita come sposa, rifiuta tutte le proposte di matrimonio. Realizzerà il suo sogno 13 anni dopo. Federico ricambiera' in pieno il suo amore, le poesie che scrive e legge agli altri poeti della Magna Curia, da Giacomo da Lentini a Pier delle Vibne, sono dedicate a Bianca. Che gli resterà sempre a fianco, anche se patira' a lungo la solitudine nei freddi castelli di Monte Sant'Angelo o di Gioia del Colle. Alla morte dell'imperatore Bianca va a segregarsi in un convento, dove muore anni dopo, portando con sé solo uno scrognetto dentro il quale aveva messo sette cose, ma non gioielli, che le avrebbero per sempre ricordato l'amore di Federico. In quella paginetta che credo di aver letto, le sette cose non erano specificate. Ed è proprio questo che m'ha intrigato. Cosa mise dentro lo scrignetto? Di certo qualcuna delle poesie che Federico compose per lei. E poi? Forse da uomo, non sarò mai in grado di indovinare. Bisognerebbe esser donna e avere vissuto per anni, amandolo ed essendone ramata, accanto a un uomo che alcuni storici definirono 'lo stupore del mondo' per poter avere, forse, una qualche risposta.

venerdì 16 agosto 2019

La televisione


Vi capita mai di stare incollati davanti al televisore a guardare un programma orrendo? Quei rumori striduli, quei colpi di pistola urtano i nervi. Eppure non vi decidete a spegnere. Perché infliggersi una tortura del genere? Non sarebbe meglio chiudere? Avete paura di stare soli, del vuoto e della solitudine che potrete incontrare rimanendo a tu per tu con voi stessi? Guardando un brutto programma alla TV, noi diventiamo quel programma. Noi siamo quello che proviamo e percepiamo. Se ci arrabbiamo, siamo la rabbia.
Se amiamo, siamo l’amore. Se contempliamo la cima di un monte ricoperta di neve, siamo la montagna. Possiamo essere ciò che vogliamo, allora perché spalancare le finestre a spettacoli di bassa lega prodotti da chi specula sull’emotività della gente e che ci fanno venire le palpitazioni, ci fanno stringere i pugni e ci lasciano svuotati?

martedì 13 agosto 2019

Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa.


La balena parla dell'assedio dei balenieri.
[...] Provai un dolore terribile. L'arpione mi si era conficcato nel dorso e l'unica cosa che potevo fare era tornare ad immergermi. Discesi nell'acqua profonda scuotendomi per liberarmi da quel palo che mi lacera a la carne, ma erano sforzi vani e per giunta i balenieri tiravano la corda legata all'anello dell'arpione per farmi più male e per stancarmi. 
[...] Mi immersi vicinissimo alla scialuppa e scesi in verticale fino a raggiungere velocemente una profondità pari a una ventina di volte la mia lunghezza, poi i girai e risalendo cercai la chiglia dell'imbarcazione.

venerdì 9 agosto 2019

Emigrazione risorgimentale

Durante il Risorgimento l’emigrazione divenne, per la prima volta, un fenomeno su vasta scala che interessò masse di popolazione, legandosi inevitabilmente alla questione economica.
Dopo l’Unità il numero medio di emigranti per anno superò le 150.000 unità (contro le 30.000 dei primi decenni dell’ottocento).
L’emigrazione pre-unitaria, invece, riguardava soprattutto italiani esiliati per la libertà e la “giusta causa”, in attesa di un ritorno in un’Italia unita ed indipendente.
Gli esuli politici del 1821, vittime della cieca intransigenza della reazione dei vari regnanti, trovarono nei paesi di destinazione molto altri italiani emigrati in precedenza. Iniziarono così a tessere reti di relazioni amicali e familiari, che andarono a sostituirsi agli equilibri spezzati con la terra d’origine, dando vita a nuovi legami fondati principalmente sul senso di patria e sulla solidarietà, per una condizione comune. Si trattava di studenti, militari, artigiani, mercanti, artisti, uomini e donne di diversa formazione culturale (illuministi, romantici, credenti) e politica (soprattutto ex-giacobini, socialisti-utopisti).
alcuni di loro, si pensi ad esempio Mazzini, grazie all'influsso delle idee conosciute in altri paesi europei, contribuirono con libri e articoli, destinati a intellettuali e semplici cittadini rimasti in Italia, alla formazione dell’ideale di un’Italia unita.
inizialmente temporanea, caratterizzata da partenze annuali a carattere stagionale o annuale, con destinazione Francia, Belgio e Germania, l’emigrazione italiana risorgimentale divenne in seguito permanente e interessò i paesi transoceanici (Stati uniti, Canada, America Latina, Australia).

martedì 6 agosto 2019

Mangiare il cibo


Fare un pasto in consapevolezza è una pratica importante. Spegniamo il televisore, posiamo il giornale e lavoriamo insieme, per cinque o dieci minuti, apparecchiando e sbrigando le ultime faccende. In questi pochi minuti, possiamo essere molto felici. Quando il cibo è in tavola e tutti sono seduti, guardiamo il cibo nel piatto, in modo da farlo diventare reale. Questo cibo parla del nostro legame con la terra. Ogni boccone contiene la vita del sole e della terra. La misura in cui il cibo ci parla dipende da noi. In un pezzo di pane possiamo vedere e gustare l’intero universo!
Contemplare il nostro cibo per pochi secondi prima di mangiarlo, e mangiarlo con consapevolezza, può procurarci molta felicità. Sedersi con la nostra famiglia e con gli amici a gustare del buon cibo è un’opportunità preziosa, qualcosa che non tutti possono avere. Molte persone nel mondo soffrono la fame. Quando tengo in mano una ciotola di riso o un pezzo di pane, so che sono fortunato e provo compassione per coloro che non hanno nulla da mangiare e sono senza amici o senza famiglia.
Durante i pasti, per aiutare la consapevolezza può essere utile mangiare in silenzio di tanto in tanto. Forse il primo pasto silenzioso vi farà sentire un po’ a disagio, ma quando vi sarete abituati, vi accorgerete che i pasti in silenzio procurano molta pace e felicità. Così come spegniamo il televisore prima di mangiare, possiamo spegnere la conversazione per gustare il cibo e la reciproca compagnia.
Non raccomando di mangiare in silenzio tutti i giorni. Conversare può essere un modo splendido di stare insieme in consapevolezza. Ma c’è conversazione e conversazione.

mercoledì 31 luglio 2019

La memoria

La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace.
E' certo che l'esercizio mantiene il ricordo fresco e vivo, allo stesso modo come si mantiene efficiente un muscolo che viene spesso esercitato; ma è anche vero che un ricordo troppo spesso evocato ed espresso in forma di racconto, tende a fissarsi in un stereotipo, in una forma collaudata dell'esperienza, cristallizzata, perfezionata, adorna che si installa al posto del ricordo greggio e cresce a sue spese. E’ generalmente difficile negare di aver commesso una data azione o che quest’azione sia stata commessa; è invece facilissimo alterare le motivazioni che ci hanno condotto a un’azione e le passioni  che in noi hanno accompagnato l’azione stessa. Questa è materia molto fluida, soggetta a deformarsi sotto forze anche molto deboli,  alle domande «perché lo hai fatto? » o «cosa pensavi facendolo? » non esistono risposte attendibili, perché gli stati d’animo sono labili per natura e ancora più labile è la loro memoria.