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martedì 6 agosto 2019

Mangiare il cibo


Fare un pasto in consapevolezza è una pratica importante. Spegniamo il televisore, posiamo il giornale e lavoriamo insieme, per cinque o dieci minuti, apparecchiando e sbrigando le ultime faccende. In questi pochi minuti, possiamo essere molto felici. Quando il cibo è in tavola e tutti sono seduti, guardiamo il cibo nel piatto, in modo da farlo diventare reale. Questo cibo parla del nostro legame con la terra. Ogni boccone contiene la vita del sole e della terra. La misura in cui il cibo ci parla dipende da noi. In un pezzo di pane possiamo vedere e gustare l’intero universo!
Contemplare il nostro cibo per pochi secondi prima di mangiarlo, e mangiarlo con consapevolezza, può procurarci molta felicità. Sedersi con la nostra famiglia e con gli amici a gustare del buon cibo è un’opportunità preziosa, qualcosa che non tutti possono avere. Molte persone nel mondo soffrono la fame. Quando tengo in mano una ciotola di riso o un pezzo di pane, so che sono fortunato e provo compassione per coloro che non hanno nulla da mangiare e sono senza amici o senza famiglia.
Durante i pasti, per aiutare la consapevolezza può essere utile mangiare in silenzio di tanto in tanto. Forse il primo pasto silenzioso vi farà sentire un po’ a disagio, ma quando vi sarete abituati, vi accorgerete che i pasti in silenzio procurano molta pace e felicità. Così come spegniamo il televisore prima di mangiare, possiamo spegnere la conversazione per gustare il cibo e la reciproca compagnia.
Non raccomando di mangiare in silenzio tutti i giorni. Conversare può essere un modo splendido di stare insieme in consapevolezza. Ma c’è conversazione e conversazione.

mercoledì 31 luglio 2019

La memoria

La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace.
E' certo che l'esercizio mantiene il ricordo fresco e vivo, allo stesso modo come si mantiene efficiente un muscolo che viene spesso esercitato; ma è anche vero che un ricordo troppo spesso evocato ed espresso in forma di racconto, tende a fissarsi in un stereotipo, in una forma collaudata dell'esperienza, cristallizzata, perfezionata, adorna che si installa al posto del ricordo greggio e cresce a sue spese. E’ generalmente difficile negare di aver commesso una data azione o che quest’azione sia stata commessa; è invece facilissimo alterare le motivazioni che ci hanno condotto a un’azione e le passioni  che in noi hanno accompagnato l’azione stessa. Questa è materia molto fluida, soggetta a deformarsi sotto forze anche molto deboli,  alle domande «perché lo hai fatto? » o «cosa pensavi facendolo? » non esistono risposte attendibili, perché gli stati d’animo sono labili per natura e ancora più labile è la loro memoria.

martedì 30 luglio 2019

Investire in amici di Thich Nath Hanh


Anche con tanti soldi in banca, non è affatto difficile morire di dolore. Ecco perché investire in amici, fare di un amico un vero amico, costruire una comunità di amici, è una fonte di sicurezza di gran lunga migliore.
Avremo qualcuno cui appoggiarsi, cui ricorrere nei momenti difficili.
Grazie al sostegno amorevole degli altri, possiamo entrare in contatto con i fattori rigeneranti e benefici che sono in noi e attorno a noi.
Una buona comunità di amici è una grossa fortuna. Per creare una buona comunità di amici dobbiamo innanzitutto diventare un buon membro della comunità. Poi potremo andare dagli altri e aiutarli a diventare membri.
In questo modo costruiamo la nostra rete di amicizie. Dobbiamo pensare agli amici e alla comunità come ad un investimento, come al nostro bene più prezioso. Un amico può confortarci e aiutarci nei momenti più difficili e condividere la nostra gioia e la nostra felicità.
La pace è ogni passo di Thich Nath Hanh

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mercoledì 3 luglio 2019

Scelto le mie letture estive.

Ci ho messo un po' di di tempo ma finalmente ho deciso:
In un prossimo post spiegherò il perché della mia scelta. Ciao buona estate a voi tutti.

PS ho aggiunto

  • La sovrana lettrice di Alan Bennett
  • Lo sbrego di Antonio Moresco


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martedì 25 giugno 2019

Gli italiani a tavola nel Risorgimento

L'Italia unita di Gianluca Formichi
Tra le classi popolari delle campagne, nel Risorgimento, l’alimentazione a base di carne era ancora un’eccezione (tanto che in Italia il suo consumo rimaneva tra i più bassi d’Europa). Continuavano ad avere un ruolo essenziale i cereali, la cui produzione passò da 34 milioni di quintali annui nel 1861 a 40 nel 1880, come castagne, patate e legumi. I maggiori progressi nel campo dell’igiene alimentate, in quegli anni, furono fatti dalle classi borghesi nelle città.

martedì 18 giugno 2019

Analfabetismo

L'italia unita di Gianluca Formichi
Il censimento del 1861 rivelò all’opinione pubblica che più di tre quarti della popolazione italiana sopra i cinque anni era   analfabeta  (il 78 per cento); un dato altissimo non molto lontano dai peggiori d’Europa, insieme a Spagna e Portogallo. Nel 1864 gli alunni a delle scuole secondarie risultavano appena 27.000 (il 9 per mille) e gli studenti universitari circa 6.000 (3,3 per mille). Occorreva distinguere, però, tra analfabetismo tout court e livelli di alfabetizzazione, tenendo in conto le distinzioni tra Nord e Sud, tra città e campagna, uomini e donne, lingua scritta e parlata.
L’unificazione linguistica non sostenuta adeguatamente da una reale unificazione politica ed economica, rimase un fatto essenzialmente culturale: in particolare, come lingua parlata, l’italiano ebbe una diffusione molto limitata, in uso soltanto nelle scuole, nelle accademie o società culturali e nelle assemblee politiche; nei restanti casi si parlavano i dialetti regionali (con grandi differenze anche da città a città). Per porre rimedio alla bassa istruzione scolastica fu creta una commissione ministeriale che svolse una prima inchiesta sulle condizioni dell’istruzione pubblica nel 1865.

martedì 11 giugno 2019

La famiglia italiana

Nel Risorgimento la famiglia italiana, fondata sulla morale cattolica – che aveva ripreso forza a seguito della Restaurazione – fu considerata universalmente il nucleo fondamentale del futuro Stato unitario nazionale. La sua funzione principale, fino a quel momento, era stata quella di mantenere la stabilità dell’ordine costituito, mentre il suo fine ultimo riconosciuto era la generazione della prole.
Valori come la vita religiosa, il lavoro, l’uso dei beni materiali, la proprietà, il perseguimento del bene della comunità, sotto lo sguardo severo e spesso opprimente della Chiesa, erano i principali elementi su cui si fondava la vita della maggior parte delle famiglie risorgimentali.
Nei contesti dove la terra e le campagne rappresentavano il perno della vita lavorativa, la famiglia risorgimentale era ancora di tipo patriarcale, contraddistinta da una rigida divisione dei compiti, che confinava le donne nel chiuso dell’ambiente di casa. Tuttavia il Risorgimento si caratterizzò anche come un periodo di apertura e di relativa autonomia per diverse donne: incoraggiate dal clima patriottico-rivoluzionario, iniziarono ad andare in guerra, ad assistere i feriti, a esprimere le proprie idee in campo culturale e anche le proprie convinzioni politiche, spesso causando dei veri travolgimenti all’interno delle famiglie. Il nucleo familiare rimaneva comunque sotto l’autorità del padre di famiglia.

mercoledì 5 giugno 2019

Femminismo

Il 25 giugno del 2012 Rashida Manjoo, relatrice speciale delle Nazioni Unite per la lotta contro la violenza sulle donne, ha presentato il rapporto sugli omicidi di genere. Frutto di visite sul campo, colloqui con i governi, relazioni con l'assemblea generale Dell'ONU e con le organizzazioni della società civile, questo rapporto rappresenta il quadro più completo e aggiornato sul femminicidio nel mondo.
"A livello mondiale, la diffusione degli omicidi basati sul genere ha assunto proporzioni allarmanti" scrive la relatrice delle Nazioni Unite, "culturalmente e socialmente radicati, questi fenomeni continuano a essere accettati, tollerati e giustificati, e l'impunità costituisce la norma." E ancora : "le donne che sono soggette a continue violenze, che sono costantemente discriminate, è come se vivessero sempre nel " braccio della morte", con la paura di essere giustiziate ".

giovedì 23 maggio 2019

!!!

Non difenderti. Quando cerchi di difenderti stai dando troppa importanza alle parole degli altri e dai più forza alle loro opinioni. Se accetti di non difenderti, stai dimostrando che le opinioni degli altri non ti influenzano, che "ascolti".
Che sono semplicemente opinioni e che non devi convincere gli altri a essere felici.
Il tuo silenzio interiore ti rende sereno.
Pratica l'arte di non parlare.
A poco a poco svilupperai l'arte di parlare senza parlare e la tua vera natura interiore sostituirà la tua personalità artificiale lasciando che la luce del tuo cuore e il potere della saggezza sprigionino il "nobile silenzio".
Rispetta la vita degli altri e tutto ciò che esiste nel mondo. Non cercare di forzare, manipolare e controllare gli altri.
Diventa il tuo insegnante e lascia che gli altri siano ciò che sono o ciò che hanno la capacità di essere.
 Mettiti nel silenzio e nell'armonia dell'intero universo.


Thich Nhat Hanh

domenica 5 maggio 2019

Il mostro

Avevamo il mostro in casa e non c'è ne siamo accorti. Avevamo il mostro in casa e non c'è ne siamo accorti, l'ha detto mia mamma agli acquirenti, avevamo il mostro in casa e non c'è ne siamo accorti...
Era lì che fumava vicino al caminetto e non c'è ne siamo mai accorti, avevamo il mostro proprio in casa e non c'è ne siamo mai accorti, ma guardava la partita e non c'è ne siamo accorti. Ma neanche il mio marito se n'era accorto, non dico, lui che aveva proprio il mostro dentro non se n'era accorto, ma poveraccio, che c'aveva sempre da fare, avanti e indietro con il Pandino, che anche quando m'ha messo incinta per la terza volta non se n'è accorto. E io sì, ma è naturale, che mi sono venuto subito a noia i broccoli e lì ho capito; inutile buttare soldi per il test, ma lo so da me, il broccolo è un segnale infallibile, ma micidiale, cinque volte che sono rimasta incinta me l'ha detto il broccolo. Di figli ne ho solo tre: uno l'ho perso appena nato e l'altro mi è rimasto in pancia sette mesi e non è più  uscito. Sono morta prima.
Avevamo il mostro in casa e non c'è ne siamo accorti, l'ha detto pure mia sorella, che non andava d'accordo con il mio marito, ma non si son mai piaciuti, questioni di carattere o di segni zodiacali, lei è uno scorpione, e reagisce, una volta che mio marito l'ha strattonata ha cominciato a strillare come un'aquila.

giovedì 18 aprile 2019

Poteri


La visione profonda, il quinto potere, è una spada che recide senza dolore tutti i tipi di sofferenza, come la paura, la disperazione, la rabbia e la discriminazione. Se usi i tuoi poteri di concentrazione, la visione profonda ti permette di vedere appieno l’oggetto su cui ti concentri: la concentrazione sull’impermanenza. L’impermanenza non è un’idea, non è un concetto: è un’intuizione, una visione profonda. Molti di noi cercano disperatamente di tenersi stretta una certa idea di stabilità e di permanenza, e quando sentono l’insegnamento dell’impermanenza sono presi dall’ansia. L’impermanenza, però, non è soltanto negativa, anzi può essere molto positiva. Tutto è impermalente, anche l’ingiustizia, la povertà, l’inquinamento e il riscaldamento globale. Certo, nella vita c’è incomprensione, c’è violenza, c’è disperazione, ma a loro volta sono cose impermanenti e proprio per questo possono essere trasformate, se abbiamo la visione profonda di come vivere nel momento presente. […]
Se sappiamo vivere in armonia con la visione profonda dell’impermanenza, non faremo tanti errori […]
Così smetteremo di correre verso il futuro, perdendo l’occasione di vivere la nostra vita, che è disponibile solo nel momento presente.

giovedì 21 marzo 2019

Poteri



Il terzo potere è quello della presenza mentale. La presenza mentale, o consapevolezza, è l’energia che ci rende consapevoli di ciò che accade nel momento presente, quando abbiamo questa energia siamo pienamente presenti, pienamente vivi, viviamo a fondo ogni attimo della vita quotidiana, Che tu stia cucinando, mangiando, lavando per te è il momento di generare l’energia della consapevolezza. […] Dimorando nel momento presente, non più trascinati dai nostri rimpianti per il passato o dalle preoccupazioni per il futuro, entriamo in contatto con le meraviglie della vita, e allora ogni passo che facciamo alimenta la nostra felicità. Se siamo poi consapevoli non ci tocca poi rimpiangere il modo in cui abbiamo vissuto: la consapevolezza ci aiuta a cogliere la presenza delle persone care e a restare in contatto con loro; è l’energia che ci permette di tornare a noi stessi, di essere vivi e davvero felici.

La consapevolezza genera il quarto potere, quello della concentrazione. Quando bevi il tè, bevi il tè e basta. Goditi il tè che stai bevendo: per favore, non bere la tua sofferenza, la tua disperazione, i tuoi progetti. Questo è molto importante, altrimenti non riesci a nutrirti. […] la concentrazione ci può aiutare a osservare a fondo la natura della realtà, facendoci raggiungere quel tipo di visione profonda che è in grado di liberarci dalla sofferenza. Ci sono tanti generi di concentrazione che possiamo coltivare. La concentrazione sull’impermanenza ci rende consapevoli che ogni cosa è in costante cambiamento…

La scintilla del risveglio (Lo zen e l’arte del potere) – Thich Nhat Hanh – Oscar Mondadori

Mia riflessione.
Leggendo le ultime righe, mi sono accorta che, in alcune cose svolte nella mia quotidianità, non metto la dovuta concentrazione. Banalmente potrei portare l'esempio del caffè del mattino. Quanti di noi lo preparano con consapevolezza? Un pò perchè assonnati, un pò perchè è un'abitudine, il tutto si svolge in modo direi automatico. Almeno io...

giovedì 14 marzo 2019

Poteri

Nel buddismo si parla di cinque poteri, cinque tipi di energia: fede, diligenza, consapevolezza, concentrazione e visione profonda. […]

La prima fonte di energia è la fede. Quando si ha dentro l’energia della fede si è forte. La parola fede può essere tradotta meglio con fiducia, affidamento.[…]
Fede significa avere un sentiero che conduce alla libertà, alla liberazione e alla trasformazione delle afflizioni: se avete visto il sentiero, se avete un sentiero da percorrere, avete un certo potere […]
Quel potere non ti distrugge, né distrugge le persone che hai intorno, al contrario, ti dà forza ed energia, egli altri se ne accorgono. Quando si ha fede. Gli occhi diventano brillanti e i passi fiduciosi: quello è il potere. Puoi generare questo tipo di potere in ogni momento della tua vita quotidiana, e ti renderà felice.

Il secondo genere di potere è la diligenza. Se sei capace di tornare al tuo “io” migliore e più alto, devi poi sostenere questa pratica nel tempo. Non permetterti di essere distratto e di dimenticare di praticare. Pratica regolarmente, tutti i giorni, con il sostegno della sua famiglia, degli amici e della comunità: questa è la diligenza. Se pratichi ogni giorno la meditazione seduta, la meditazione camminata e la consapevolezza del respiro, se ogni giorno mangi in consapevolezza, la tua pratica verrà alimentata di continuo, con costanza, questa è la seconda fonte di potere. Sei capace di praticare la presenza mentale, ma la tua motivazione non deve essere dimostrare di esserne capace: il punto è praticare per il proprio benessere e per il proprio piacere. Pratichi e basta, e lo fai tutti i giorni.

La scintilla del risveglio (Lo zen e l’arte del potere) – Thich Nhat Hanh – Oscar Mondadori

venerdì 8 marzo 2019

Giovanni XXIII

20f9d-1360-3 Nel 1959 Giovanni XXIII si rivolse, per radio, ai capi delle nazioni dei due emisferi, dicendo:
"Che cosa vi chiedono i vostri popoli? Di che cosa vi supplicano? Non chiedono quei mostruosi ordigni bellici, scoperti nel nostro tempo, che possono causare stragi fratricide e universale eccidio, ma la pace, quella in virtù della quale l'umana famiglia può liberamente vivere, fiorire e prosperare; vogliono giustizia, che finalmente componga i reciproci diritti e doveri delle classi in equa soluzione; chiedono, finalmente, tranquillità e concordia, dalle quali soltanto può sorgere una era prosperità!
Nella pace, infatti, purché sia fondata sui legittimi diritti di ciascuno e alimentata dalla carità fraterna, si sviluppano le arti e la cultura, le energie di tutti si uniscono in operose virtù, crescono le ricchezze pubbliche e private".

martedì 5 marzo 2019

L'amore nel Medioevo

a06ee-donne
[…] I romans d’aventure del XIII secolo erano evidentemente scritti per compiacere un pubblico femminile, così come le chansons des gestes erano scritte per compiacere un pubblico maschile.
L’amore cortese, così come era concepito in questa società, aveva alcune caratteristiche ben individuate. Innanzitutto lo si considerava impossibile tra marito e moglie. “Il matrimonio non è una scusa per non amare” è la prima delle regole dell’amore, esso era basato sul convincimento che l’affetto che lega le persone sposate non ha niente in comune con il sentimento d’amore, che può, e persino, talora, deve, essere cercato fuori dal matrimonio.
Peraltro è sufficiente rifarsi alle condizioni che presiedevano i matrimoni feudali per spiegare questo dogma che può suonare addirittura perverso alle orecchie moderne. Era nell’essenza dell’amore cortese l’essere una cosa liberamente cercata e liberamente data: non poteva essere cercato nel matrimonio feudale che, tanto spesso, era solo un accordo tra genitori che legavano tra loro i propri figli nell’interesse della terra. I feudi si sposavano: uomini e donne amavano. La donna adorata era sempre una moglie, ma spesso la moglie di un altro: era una delle regole del gioco.
Questa particolare concezione dell’amore aveva un’altra caratteristica. In esso la donna aveva una posizione di superiorità nei confronti dell’amante, altrettanto incontestata quanto la posizione di inferiorità della moglie nei confronti del marito. L’amore era, per così dire, feudalizzato: l’amante serviva la sua donna con l’umiltà con cui il vassallo serviva il suo signore.
Doveva mantenere segreta agli occhi del mondo la sua identità. Nascondendola sotto nomi fittizi quando la celebrava nelle sue canzoni. Non solo doveva comportarsi con estrema umiltà davanti a lei, dimostrando un’infinita pazienza nelle prove a cui i suoi capricci e i suoi sdegni potevano (secondo ogni regola) sottoporlo, ma doveva anche far di tutto, sempre, per essere degno di lei, coltivando tutte le virtù cavalleresche […]
Eileen Power - Donne del medioevo - Jaca Book

sabato 2 marzo 2019

Un Vescovo

20f9d-1360-3 Prima di diventare patriarca di San Marco, Giuseppe Sarto (Papa Pio X dal !903-1914) fu, per diversi anni, vescovo di Mantova. Un giorno ricevette la visita di una nobildonna, notoriamente ricchissima, interessata alla sorte di un certo parroco. Nel baciare l'anello episcopale del monsignore, la dama si accorse che, per quanto vistoso, era solo una cianfrusaglia da pochi soldi. Riuscì a dissimulare la meraviglia, ma in cuor suo si ripromise di provvedere al più presto. infatti, dopo alcuni giorni, tornò dal vescovo e gli portò in dono un magnifico anello, nel quale aveva fatto incastonare un grosso e purissimo rubino.
Giuseppe Sarto, in un primo momento, respinse cortesemente la preziosa offerta, ma poi, siccome la signora insisteva con fermezza, accettò il gioiello.

sabato 23 febbraio 2019

Il lavoro nel Medioevo

a06ee-donne […] E’ possibile che un gran numero di donne fossero occupate in quello stesso lavoro che fino alla prima guerra mondiale ha fornito l’occupazione principale alle donne, soprattutto a quelle non sposate, cioè il servizio domestico. Inoltre è senz’altro vero, che le donne nel medioevo erano spesso lavoratrici domestiche gratuite, cioè che non guadagnavano uno stipendio. I casi di donne moglie e figlie, che collaboravano con l’uomo erano senz’altro più frequenti dei casi di donne che portavano avanti un’occupazione indipendente. […]
Il fatto che le donne fossero abituate a collaborare con i mariti nell’attività artigiana è probabilmente la ragione per cui, nel tardo medioevo, si trovano un gran numero di vedove che continuano l’attività del marito defunto. Spesso anche i mariti si aspettavano che, alla loro morte, le vedove continuassero i loro commerci: è frequente, infatti, trovare testamenti di uomini che hanno disposto affinché gli apprendisti continuino a lavorare con le loro mogli, una volta loro defunti, o che lasciano alle mogli gli attrezzi del loro mestiere.
Gli affari che le vedove continuavano in questo modo andavano dai commerci su vasta scala, condotti anche per mare e con contatti con la corona, al piccolo artigianato. Per condurre affari di vasta importanza occorreva un non piccolo bagaglio di conoscenza e di abilità, e le vedove che se ne occupavano dovevano essere persone competenti, assai abili a destreggiarsi anche nelle complicazioni dei commerci con l’estero.[…]

martedì 19 febbraio 2019

Presente e futuro

In Occidente c’è una forte motivazione al successo. La gente sa cosa vuole e va diritto al suo scopo. Può essere utile, ma nel frattempo, il piacere di vivere va perduto. C’è un termine buddista che si può tradurre con “senza desiderio” o “senza scopo”. Significa non porsi alcuna meta da raggiungere, perché dentro di sé c’è già tutto. Quando facciamo la meditazione camminata, non ci proponiamo di arrivare da nessuna parte. Ci limitiamo a fare passi sereni, lieti. Se pensiamo continuamente al futuro, agli obiettivi da raggiungere, perdiamo i nostri passi. Lo stesso vale per la meditazione seduta. Ci sediamo per goderci la seduta, non per ottenere qualcosa. E’ un punto molto importante. Ogni istante di meditazione ci restituisce alla vita, perciò quando ci sediamo dovremmo gustare la nostra seduta dal principio alla fine. Spesso ci diciamo: ”Non restare a guardare, agisci” Ma praticando la consapevolezza facciamo una scoperta insolita. Scopriamo che può essere più utile l’opposto: “Non agire soltanto, guarda”.
Per vedere chiaramente dobbiamo imparare a fermarci. Sulle prime, “fermarsi” può sembrare una forma di resistenza alla vita moderna, ma non lo è. Non è una semplice reazione, è un modo di vivere. La sopravvivenza del genere umano dipende dalla nostra capacità di smettere di correre. Abbiamo più di cinquanta mila bombe nucleari, eppure non riusciamo a smettere di produrne altre. “Fermarsi” non implica solo arrestare il male, ma anche favorire il bene, la guarigione.

sabato 16 febbraio 2019

La libertà

22242250083 La conquista della libertà è la più nobile affermazione umana e costa sangue, sofferenze, sacrificio, anche la vita, tanto la posta è alta, decisiva, sacra. Chi pecca contro la libertà, conculcandola, negandola agli individui e ai popoli, reca grave offesa all’umanità e sconvolge non solo l’ordine civile, ma lo stesso ordine umano.
La libertà bisogna meritarla, esserne degni comprenderla fino ad accettarne l’intima disciplina.
Essere liberi significa invero intendere la giustizia e considerare liberi anche gli altri; vivere in armonia, in collaborazione, nel clima di reciproca stima e nel pieno rispetto dei propri e degli altrui diritti, rinunciare all’egoismo nella sua forma deteriore, all’odio, all’orgoglio blasfemo, di popolo e di razza, alla violenza, ai nazionalismi esasperati, alle ideologie oppressive, a quanto costituisce insulto alla coscienza individuale e collettiva. Vuol dire essere uomini, e non si è davvero uomini se non si è liberi.
Il valore ideale del Risorgimento è tutto qui: nella rivendicazione della libertà. Per questo è sempre attuale e continua, nella storia e nel tempo, tutte le volte che gli uomini vengono meno alla loro dignità, la sua purificante azione di riscossa, di ammonimento, di amore.
Da Due Risorgimenti 1796-1947 a cura di Luciano Pasqualini e Mario Saccenti