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venerdì 16 agosto 2019

La televisione


Vi capita mai di stare incollati davanti al televisore a guardare un programma orrendo? Quei rumori striduli, quei colpi di pistola urtano i nervi. Eppure non vi decidete a spegnere. Perché infliggersi una tortura del genere? Non sarebbe meglio chiudere? Avete paura di stare soli, del vuoto e della solitudine che potrete incontrare rimanendo a tu per tu con voi stessi? Guardando un brutto programma alla TV, noi diventiamo quel programma. Noi siamo quello che proviamo e percepiamo. Se ci arrabbiamo, siamo la rabbia.
Se amiamo, siamo l’amore. Se contempliamo la cima di un monte ricoperta di neve, siamo la montagna. Possiamo essere ciò che vogliamo, allora perché spalancare le finestre a spettacoli di bassa lega prodotti da chi specula sull’emotività della gente e che ci fanno venire le palpitazioni, ci fanno stringere i pugni e ci lasciano svuotati?

martedì 6 agosto 2019

Mangiare il cibo


Fare un pasto in consapevolezza è una pratica importante. Spegniamo il televisore, posiamo il giornale e lavoriamo insieme, per cinque o dieci minuti, apparecchiando e sbrigando le ultime faccende. In questi pochi minuti, possiamo essere molto felici. Quando il cibo è in tavola e tutti sono seduti, guardiamo il cibo nel piatto, in modo da farlo diventare reale. Questo cibo parla del nostro legame con la terra. Ogni boccone contiene la vita del sole e della terra. La misura in cui il cibo ci parla dipende da noi. In un pezzo di pane possiamo vedere e gustare l’intero universo!
Contemplare il nostro cibo per pochi secondi prima di mangiarlo, e mangiarlo con consapevolezza, può procurarci molta felicità. Sedersi con la nostra famiglia e con gli amici a gustare del buon cibo è un’opportunità preziosa, qualcosa che non tutti possono avere. Molte persone nel mondo soffrono la fame. Quando tengo in mano una ciotola di riso o un pezzo di pane, so che sono fortunato e provo compassione per coloro che non hanno nulla da mangiare e sono senza amici o senza famiglia.
Durante i pasti, per aiutare la consapevolezza può essere utile mangiare in silenzio di tanto in tanto. Forse il primo pasto silenzioso vi farà sentire un po’ a disagio, ma quando vi sarete abituati, vi accorgerete che i pasti in silenzio procurano molta pace e felicità. Così come spegniamo il televisore prima di mangiare, possiamo spegnere la conversazione per gustare il cibo e la reciproca compagnia.
Non raccomando di mangiare in silenzio tutti i giorni. Conversare può essere un modo splendido di stare insieme in consapevolezza. Ma c’è conversazione e conversazione.

martedì 30 luglio 2019

Investire in amici


Anche con tanti soldi in banca, non è affatto difficile morire di dolore. Ecco perché investire in amici, fare di un amico un vero amico, costruire una comunità di amici, è una fonte di sicurezza di gran lunga migliore.
Avremo qualcuno cui appoggiarsi, cui ricorrere nei momenti difficili.
Grazie al sostegno amorevole degli altri, possiamo entrare in contatto con i fattori rigeneranti e benefici che sono in noi e attorno a noi.
Una buona comunità di amici è una grossa fortuna. Per creare una buona comunità di amici dobbiamo innanzitutto diventare un buon membro della comunità. Poi potremo andare dagli altri e aiutarli a diventare membri.
In questo modo costruiamo la nostra rete di amicizie. Dobbiamo pensare agli amici e alla comunità come ad un investimento, come al nostro bene più prezioso. Un amico può confortarci e aiutarci nei momenti più difficili e condividere la nostra gioia e la nostra felicità.
La pace è ogni passo di Thich Nath Hanh

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martedì 19 febbraio 2019

Presente e futuro


In Occidente c’è una forte motivazione al successo. La gente sa cosa vuole e va diritto al suo scopo. Può essere utile, ma nel frattempo, il piacere di vivere va perduto. C’è un termine buddista che si può tradurre con “senza desiderio” o “senza scopo”. Significa non porsi alcuna meta da raggiungere, perché dentro di sé c’è già tutto. Quando facciamo la meditazione camminata, non ci proponiamo di arrivare da nessuna parte. Ci limitiamo a fare passi sereni, lieti. Se pensiamo continuamente al futuro, agli obiettivi da raggiungere, perdiamo i nostri passi. Lo stesso vale per la meditazione seduta. Ci sediamo per goderci la seduta, non per ottenere qualcosa. E’ un punto molto importante. Ogni istante di meditazione ci restituisce alla vita, perciò quando ci sediamo dovremmo gustare la nostra seduta dal principio alla fine. Spesso ci diciamo: ”Non restare a guardare, agisci” Ma praticando la consapevolezza facciamo una scoperta insolita. Scopriamo che può essere più utile l’opposto: “Non agire soltanto, guarda”.
Per vedere chiaramente dobbiamo imparare a fermarci. Sulle prime, “fermarsi” può sembrare una forma di resistenza alla vita moderna, ma non lo è. Non è una semplice reazione, è un modo di vivere. La sopravvivenza del genere umano dipende dalla nostra capacità di smettere di correre. Abbiamo più di cinquanta mila bombe nucleari, eppure non riusciamo a smettere di produrne altre. “Fermarsi” non implica solo arrestare il male, ma anche favorire il bene, la guarigione.

venerdì 1 febbraio 2019

La rabbia


La rabbia è un sentimento spiacevole. E’ come una vampata che consuma il nostro autocontrollo e ci fa dire e fare cose di cui poi ci pentiamo. Una persona arrabbiata vive l’inferno. Lo si vede chiaramente.
L’inferno è fatto di rabbia e di odio. Una mente senza rabbia è fresca, serena ed equilibrata. L’assenza di rabbia è il fondamento della felicità autentica, il fondamento dell’amore e della compassione. Possiamo invocare la consapevolezza per fare da compagne alla rabbia. La consapevolezza non reprime la rabbia, non la caccia via. Si limita prendersene cura. E’ un principio molto importante.
La consapevolezza non è un giudice.
Somiglia piuttosto a una sorella maggiore che custodisce e conforta la sorellina con affetto e sollecitudine.

lunedì 28 gennaio 2019

Cosa c'è che non va?


Spesso ci chiediamo: “Cosa c’è che non va?”
Così facendo facciamo venire a galla semi dolorosi di angoscia. Proviamo dolore, rabbia e depressione e produciamo alcuni semi della medesima natura. Saremmo molto più felici se cercassimo di restare in contatto con i semi buoni e gioiosi che sono in noi e attorno a noi.
Dovremmo imparare a chiederci: “Cosa c’è che non va bene?” e restare in contatto con questo. Ci sono tante cose, nel mondo esterno e in quello del corpo, delle sensazioni, delle percezioni e della coscienza, che sono sane, rigeneranti e benefiche. Se ci fissiamo, se ci confiniamo nella prigione del nostro dolore, perderemo di vista questi fattori benefici.
La vita è piena di meraviglie: il cielo azzurro, la luce del sole, gli occhi di un bimbo.
Il respiro, ad esempio, può essere molto gradevole. Io mi godo il respiro tutti i giorni. Molti però apprezzano la gioia di respirare solo quando c’è l’asma o il naso è intasato. Non c’è bisogno di aspettare l’asma per gustare il respiro.
Essere consapevoli di questi preziosi fattori di felicità è già pratica della retta presenza mentale. Fattori di questo genere sono dentro di noi e tutt’intorno a noi. Possiamo goderne in qualsiasi momento della vita. Allora i semi della pace, della gioia e della felicità si insedieranno dentro di noi e diventeranno forti.
Il segreto della felicità è la felicità.
In ogni luogo, in ogni momento ci è dato di godere del sole, della reciproca presenza, del miracolo del respiro. Non c’è bisogno di andare lontano. Possiamo essere in contatto con tutto questo proprio adesso.
La pace è ad ogni passo di Thich Nhat Hanh

mercoledì 23 gennaio 2019

La speranza


La speranza è importante perché può rendere il presente meno gravoso. Credere che il domani andrà meglio, aiuta a sopportare il fardello di oggi. Ma questo è il massimo che ch la speranza può far per noi: alleggerire il nostro fardello. Riflettendo sulla natura della speranza, mi appare chiaro il suo risvolto tragico. Aggrappandoci alle nostre speranze, non concentriamo le energie e le capacità sul movimento presente. La speranza ci serve a credere che il futuro sarà migliore, che troveremo la pace, o il Regno dei Cieli. La speranza diventa un ostacolo. Se riuscite a non sperare, vi calate completamente nel presente e scoprite la gioia che è già qui. L’illuminazione, la pace e la gioia non arrivano dall’esterno. La sorgente è dentro di noi, e se scaviamo in profondità nel presente l’acqua zampillerà Per essere vivi dobbiamo tornare al momento presente. La cultura occidentale dà tanto valore alla speranza da farci sacrificare il presente. La speranza riguarda il futuro. Non può aiutarci a scoprire la gioia, la pace e l’illuminazione nel presente. Non dico che non bisogna sperare, ma che la speranza non basta. La speranza può esservi d’ostacolo, e se, indulgete all’energia della speranza non saprete riportarvi fino in fondo all’attimo presente. Se rincanalate questa energia nell’essere consapevoli di ciò che accade nell’attimo presente, troverete una via d’uscita e scoprirete la gioia e la pace proprio in quell’attimo dentro di voi e in tutto ciò che vi circonda.

La pace è ogni passo di Thich Nath Hanh