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giovedì 21 novembre 2019

Lo yoga e l'occidente (III parte)

Tacerò sul significato che ha lo yoga in India, non presumendo di poter pronunciare un giudizio su ciò che non conosco per esperienza personale, ma posso dire qualcosa sul significato che ha lo yoga in occidente. Da noi la mancanza di una regola è tale da confinare con l’anarchia psichica; perciò ogni pratica religiosa o filosofica promette una disciplina psicologica, cioè un metodo d’igiene psichica. I numerosi esercizi yoga esclusivamente fisici rappresentano anche un’igiene fisiologica molto superiore alla solita ginnastica e agli esercizi di respirazione, in quanto non è soltanto scientifico-meccanica, ma anche filosofica. Attraverso gli esercizi, essa nette il corpo in contatto con l’interezza dello spirito, come risulta dagli esercizi del pranayama in cui il prana è al tempo stesso il respiro e l’universale dinamica del cosmo. Quando l’azione del singolo è contemporaneamente un evento cosmico, l’emozione fisica (innervazione) si collega con quella spirituale (idea universale). Ne deriva una vivente interezza che nessuna tecnica, per quanto scientifica sia, potrà mai produrre. La pratica dello yoga è impensabile e sarebbe anche inefficace senza le idee dello yoga, e coinvolge a un punto raro ciò che è del corpo e ciò che è dello spirito.

mercoledì 23 ottobre 2019

Lo yoga e l'occidente (II parte)


Tutti questi sistemi si muovono però sul piano religioso e reclutano i loro seguaci in grande maggioranza nel protestantesimo. Sono quindi sette protestanti. Il protestantesimo, sferrando il suo più forte attacco contro l’autorità della Chiesa, scosse soprattutto la fede in essa riposta quale indispensabile mediatrice della divina salvezza. Sull'individuo ricadde quindi naturalmente il peso dell’autorità, unito a una responsabilità religiosa senza precedenti. Il tramonto della confessione e dell’assoluzione acuì il conflitto morale del singolo, gravandolo di una problematica dalla quale la chiesa lo aveva prima sollevato, in quanto i suoi sacramenti, e specialmente il sacrificio della Messa, garantivano la redenzione del singolo attraverso la celebrazione sacra compiuta dal sacerdote. Il singolo doveva contribuirvi soltanto con la confessione, il pentimento e la penitenza. Venendo a mancare la celebrazione, mancò la risposta di Dio al proponimento del singolo. Questa lacuna spiega perché si senta il bisogno di sistemi che promettono quella risposta, cioè il favore visibile o percepibile di un Altro (superiore, spirituale o divino).
La scienza europea non prese in considerazione queste speranze e queste attese e visse la propria vita intellettuale prescindendo da convinzione e necessità religiose, questa scissione, storicamente inevitabile, dello spirito occidentale, si è impadronita anche della dottrina yoga penetrata in occidente, facendola da una parte oggetto di scienza, dall'altra salutandola come via di salvezza. Ma all'interno del movimento religioso esiste una serie di tentativi di unire la scienza alla fede e alla pratica religiosa, quali per esempio la Christian Science, la teosofia e l’antroposofia; quest’ultima specialmente tende a darsi colore scientifico, e perciò è penetrata, come la Christian Science, in ambienti intellettuali.
Dato che i protestanti sono privi di una via predeterminata, a loro va bene, per così dire, qualunque sistema che prometta di evolversi in senso positivo. Essi dovrebbero fare quello che la Chiesa, quale mediatrice, ha sempre fatto, ma non sanno come fare. Se hanno preso sul serio le proprie necessità religiose, hanno anche fatto sforzi indicibili per raggiungere una fede, poiché la loro dottrina riposa esclusivamente sulla fede. Ma la fede è un carisma, una grazia, non un metodo. Questo manca totalmente ai protestanti, non pochi dei quali si sono addirittura seriamente interessati ai cattolicissimi Esercizi di sant’Ignazio di Loyola. Ciò che però li disturba soprattutto è il contrasto fra verità religiosa e verità scientifica, il conflitto tra scienza e fede, che dal protestantesimo si estende fino al cattolicesimo. Questo conflitto esiste unicamente in virtù della scissione storica dello spirito europeo. Se non esistessero da una parte una coercizione, psicologicamente innaturale, a credere, e dall'altra una fede altrettanto innaturale nelle scienze, questo conflitto non avrebbe motivo di essere. Si avrebbe allora una situazione in cui qualcosa si sa semplicemente, e in più si crede quel che sembra probabile per questa e quest’altra ragione. Non c’è comunque motivo di conflitto fra queste due cose, necessarie entrambe, poiché la sola scienza, come la sola fede, non bastano mai.
Perciò se un metodo “religioso” si presenta anche come “scientifico”, può essere certo di trovar un pubblico in occidente. Lo yoga colma quest’attesa. A prescindere interamente dall’attrattiva della novità e dal fascino della cosa comprensibile a metà, esso ha, per validi motivi, molti seguaci, perché non si limita ad aprire la via tanto cercata, ma dà anche una filosofia d’inaudita profondità, e rende possibili esperienze controllabili, soddisfacendo il bisogno scientifico di “fatti”; per di più, con la sua ampiezza e profondità, con la sua età veneranda, la sua dottrina e il suo metodo che abbracciano tutti i campi della vita, promette sviluppi insospettabili che i suoi propagatori hanno raramente tralasciato di sottolineare. [...]
La saggezza orientale di Carl Jung

mercoledì 9 ottobre 2019

Lo yoga e l'occidente (I parte)

L’occidente possiede qualche nozione sullo yoga da meno di un secolo. Da più di duemila anni avevano raggiunto l’Europa ogni sorta di racconti meravigliosi provenienti dalle Indie favolose con i loro saggi e contemplatori del proprio ombelico, ma la filosofia e la prassi filosofica indiana hanno cominciato ad essere veramente conosciute quando sono diventate celebri le Upanisad, rivelate all’occidente dal francese Anquetil du Perron. Dobbiamo tuttavia a Max Muller di Oxford e ai Sacred Books of the East, da lui pubblicati, una conoscenza più generale e più approfondita di queste dottrine, riservata in un primo tempo all’indologo e al filosofo. Presto però il movimento teosofico, promosso da Madame Blavatskij, s’impadronì delle tradizioni orientali e le rivelò al grande pubblico. Da quel momento, la conoscenza dello yoga si mantenne in occidente per molti decenni, sia come rigorosa scienza accademica, sia come qualcosa che si poteva forse chiamare religione benché non si fosse sviluppata fino al punto di divenire una chiesa organizzata, nonostante gli sforzi di una Anne Besant e del fondatore del ramo secessionista antroposofico, Rudolf Steiner, seguace di Madame Blavatskij.