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mercoledì 9 ottobre 2019

Lo yoga e l'occidente (I parte)

L’occidente possiede qualche nozione sullo yoga da meno di un secolo. Da più di duemila anni avevano raggiunto l’Europa ogni sorta di racconti meravigliosi provenienti dalle Indie favolose con i loro saggi e contemplatori del proprio ombelico, ma la filosofia e la prassi filosofica indiana hanno cominciato ad essere veramente conosciute quando sono diventate celebri le Upanisad, rivelate all’occidente dal francese Anquetil du Perron. Dobbiamo tuttavia a Max Muller di Oxford e ai Sacred Books of the East, da lui pubblicati, una conoscenza più generale e più approfondita di queste dottrine, riservata in un primo tempo all’indologo e al filosofo. Presto però il movimento teosofico, promosso da Madame Blavatskij, s’impadronì delle tradizioni orientali e le rivelò al grande pubblico. Da quel momento, la conoscenza dello yoga si mantenne in occidente per molti decenni, sia come rigorosa scienza accademica, sia come qualcosa che si poteva forse chiamare religione benché non si fosse sviluppata fino al punto di divenire una chiesa organizzata, nonostante gli sforzi di una Anne Besant e del fondatore del ramo secessionista antroposofico, Rudolf Steiner, seguace di Madame Blavatskij.