martedì 10 dicembre 2019

Fuori dai ruoli: le donne

Nelle manifestazioni, sulle barricate, a fianco delle truppe regolari del Risorgimento ci furono non solo uomini ma anche donne.
Quello delle donne fu uno dei più significativi esempi di partecipazione all'azione pubblica politica nella storia italiana. Tuttavia esse non riuscirono ad avere un ruolo riconosciuto socialmente, sempre circondate com'erano da critiche, dissensi, e sarcasmi maschili. Escluse dall'esercizio di molte professioni e dalla maggior parte dei ruoli istituzionali, le donne dell’Ottocento svolsero comunque una vasta gamma di attività di grande rilievo: dall'ostetricia all'insegnamento, dalla filantropia all'assistenza ai malati. In epoca di guerre continue, le donne furono spesso protagoniste dell’assistenza ai feriti, della raccolta di risorse a sostegno delle imprese militari, della gestione dei contatti con i detenuti politici. In altri casi, le donne intrapresero attività tradizionalmente maschili., dal giornalismo politico alla partecipazione ai combattimenti, mostrando che i confini tra i ruoli sessuali potevano essere valicati.

venerdì 6 dicembre 2019

Ada Prospero Gobetti Marchesini

Ada Prospero è sicuramente più nota con il nome del celebre primo marito, Piero Gobetti. Ma la sua personalità forte e ricca risulterebbe certo sminuita se la considerassimo solo come “moglie di”: come vedremo brevemente, fu una donna di grande valore, in molti campi.
Nacque a Torino il 23 luglio 1902 da Giacomo Prospero, cittadino svizzero, da anni in città, e da Olimpia Biacchi, di una famiglia di Bihac, in Bosnia, trapiantata a Torino a fine Ottocento. Il padre gestiva un negozio di primizie in via XX Settembre 60 ed era fornitore della casa reale. Frequentò il liceo classico Cavour nella vecchia sede di via Piave, poi si iscrisse alla facoltà di Lettere e Filosofia.
Nel 1918 fu contattata da Piero Gobetti, che viveva nello stesso palazzo dove i genitori gestivano una drogheria, perché questi aveva intenzione di fondare la sua prima rivista, “Energie Nove”, e cercava collaboratori e lettori interessati. Con quella prima lettera del 14 settembre iniziò un legame strettissimo, di sentimenti ma soprattutto di sentire comune. Insieme iniziarono a studiare il russo e tradussero Andrejev e Kuprin; discutevano di filosofia, di critica letteraria, dell’amato leopardi. Lei, amante della musica, si avvicinò sempre di più alla filosofia e alla politica; cercava spazi di autonomia con quel ragazzo dalla fortissima personalità, ne era assorbita, si riconosceva come complementare a lui.

giovedì 5 dicembre 2019

La vita è una semplice piuma

Spesso non ci rendiamo conto dell’importanza della parola: ci sono parole che scaldano il cuore, quelle che a volte neanche si dicono ma si percepiscono con i gesti. Ci sono parole non dette, chiarimenti mancati, pozzi bui nel cuore che se non detti diventano scintille di un vulcano. Ci sono parole dette per circostanza, ma non sentite, quelle parole inutili che sarebbe meglio non dire se non sentite davvero. Non avere mai paura di parlare, di dire ciò che hai dentro. Abbiamo una sola vita che non ci torna più indietro. Diciamo, chiariamo, senza offese o violenze naturalmente, ma parliamo perché se abbiamo avuto questo dono, esso non deve essere sprecato. Una parola non detta è come uno schiaffo alla vita e a noi stessi [...]

lunedì 2 dicembre 2019

Il senso di colpa

Assieme alla paura è il cancro emotivo più diffuso nella razza umana, e fino a quando non ce ne sbarazzeremo, non potrà esserci più autostima e guarigione di noi stessi o della terra.
Perché ci sentiamo colpevoli? Perché la società, programma da “valori” ereditati, ci bombarda con un’infinità di cose per cui sentirsi colpevoli. Capite, è questo il punto. Molti dei limiti che definiscono un comportamento umano “accettabile” non sono nemmeno stati decisi dalle generazioni che li subiscono: sono stati ereditari. I valori della società in un dato periodo hanno ben poco e spesso niente a che fare con i valori del giusto e sbagliato, ma sono soltanto il concetto che quella società ha di cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, con un concetto spesso ereditato dal passato. Ad esempio una volta l’idea della schiavitù era accettata dalla nostra società, ma questo ha fatto forse della schiavitù un qualcosa di giusto? Naturalmente no, era un abominio. Gran parte di ciò che viene accettato nel mondo sarebbe rifiutato o ridicolarizzato se fosse istituito oggi per la prima volta.

giovedì 28 novembre 2019

Il melodramma

Durante il Risorgimento, l’italianità e il melodramma si manifestarono in un connubio  che divenne noto in tutto il mondo. Il fenomeno operistico, che esaltava quella musicalità considerata tipica della lingua italiana, assunse un ruolo ancor maggiore che in passato, legandosi ad elementi di cultura nazional-popolare, che si diffusero con una tale rapidità da lasciare sbalorditi tutti gli osservatori stranieri. Più che il teatro, la poesia o la prosa del romanzo, i melodramma, durante il Risorgimento, come Mazzini aveva subito intuito, acquisiva una importante efficacia politica, proprio per la sua immediatezza sentimentale, che mescolava l’amore con la patria, la famiglia con la sofferenza per l’esilio, la ribellione giovanile e la guerra.
Il motto “Viva Verdi” (acrostico per “Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia”) simboleggia bene l’enorme influenza che ebbe il melodramma nelle cruciali fasi del Risorgimento italiano come mezzo propagandistico.